Presenza italiana industriale in Brasile

A maggio 2013 la presenza di imprese italiane era di 813 filiali e stabilimenti produttivi. Si precisa che, considerando unicamente le società holding o, comunque, una singola entità per gruppo aziendale, il numero delle imprese si attesta a 523.

La Banca Centrale brasiliana ha pubblicato di recente il censimento dei capitali stranieri investiti in imprese locali per almeno il 10% del capitale totale dell’azienda.

Lo studio identifica al 31.12.2010 la presenza di 1.030 imprese italiane in Brasile.

Tale dato risulta più ampio rispetto a quello rilevato nel censimento effettuato dall’Ambasciata in quanto include la partecipazione di capitali provenienti anche da persone fisiche o da gruppi industriali che hanno deciso di trasferire in Brasile la propria sede.

In Brasile si contano circa 40 Grandi Gruppi italiani, tra i quali Fiat Group, Pirelli, Finmeccanica, Telecom Italia, Azimut Benetti, Techint, Saipem, Enel, Mossi&Ghisolfi, Impregilo, Atlantia, Maire Tecnimont, Maccaferri, Prysmian.

Inoltre è presente un numero considerevole di imprese di piccole e medie dimensioni che, con le loro filiali produttive e commerciali diffuse su tutto il territorio, si sono distinte per la qualità dei prodotti e dei servizi offerti.

La distribuzione geografica delle imprese riflette la storia economica del Brasile: circa il90% delle imprese si concentra nelle regioni sud e sud-est (il 50% solo nello Stato di San Paolo), caratterizzate da un livello di sviluppo industriale consolidato.

Si segnala un’attenzione crescente verso le regioni del nord-est (ad esempio, lo Stato di Pernambuco), a conferma del fatto che, sebbene tali aree siano relativamente meno sviluppate, presentano tassi di crescita più elevati e numerosi incentivi all’investimento diretto.

Da un punto di vista di classificazione settoriale, la presenza italiana si concentra nel settore meccanico(23% delle imprese) e in quello automobilistico(16%).

Degno di nota è il contributo italiano nel settore dei servizi (7%): consulenza, turismo, IT, HR, logistica ed edilizia.

Inoltre, nei settori del cosiddetto “made in Italy”, come moda, gastronomia e design in generale, la presenza italiana in Brasile è tuttora contenuta. Sebbene tali settori siano sottoposti ad alti dazi all’entrata, esistono tuttavia ulteriori margini di miglioramento.

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