Il Brasile punta sull'idrogeno. Con tecnologia italiana

Il Brasile «apre» all'idrogeno, e, per farlo, si serve di tecnologie e di competenze italiane. La H2 Nitidor, azienda con sede a Codogno, nel Lodigiano, ha siglato un accordo con la Fpti (Fondazione Parco tecnologico di Itaipú) per la vendita di apparecchiature che saranno utilizzate nel progetto pilota della società per la produzione di idrogeno. Nello specifico, l'azienda italiana ha venduto alla società un elettrolizzatore ad alta efficienza che produce idrogeno, un compressore e diversi serbatoi di stoccaggio.

STOCCAGGIO - Con questo sistema, e grazie alla possibilità di «immagazzinare» l'idrogeno in celle a combustibile, sarà possibile sfruttare integralmente la capacità della diga di Itaipú, posta sul fiume Paraná, a ridosso di un lago artificiale di 1.400 km² con una capacità di 29 miliardi di m³ di acqua. Questo sistema di stoccaggio sembrerebbe portare molti vantaggi a un Paese come il Brasile, dove la produzione di energia nelle centrali idroelettriche poste in corrispondenza dei bacini d'acqua è soggetta ai cambiamenti climatici stagionali, con periodi in cui i volumi idrici scendono al di sotto dei livelli minimi. Ciò comporta che, in alcune stagioni, i costi per l'energia si rafforzino, raggiungendo anche picchi particolarmente elevati. Di conseguenza, l'impianto che verrà costruito in corrispondenza del lago di Itaipú, consentendo lo stoccaggio e il trasporto dell'idrogeno, potrebbe permettere di moderare questi costi e di ridurre le variazioni nella produzione nell'arco dell'anno.

EFFICIENZA - Secondo quanto si prevede negli studi preliminari, sarà possibile per l'impianto avere un 6% di aumento dell'efficienza energetica. Oltre a fornire idrogeno ai futuri veicoli elettrici con celle combustibili della flotta di Itaipú, il progetto prevede anche una stazione di rifornimento. Non solo: in vista dei mondiali di calcio del 2014 e soprattutto, delle Olimpiadi di Rio del 2016, il governo brasiliano ha acquistato una flotta di bus elettrici alimentati a idrogeno, che verranno messi in circolazione grazie agli studi realizzati a Itaipú. Secondo il progetto, la costruzione dell'impianto sarà pronta a luglio di quest'anno e la produzione inizierà il mese successivo.

CONSERVAZIONE - Tra gli altri, l'obiettivo è studiare il ciclo di vita dell'idrogeno: dalla produzione allo stoccaggio, dal controllo qualità al trasporto e infine, il suo uso in celle a combustibile come vettore di energia a zero emissioni. È già possibile, in altre parti del mondo, conservare grazie all'idrogeno l'energia generata dalle pale eoliche e dal fotovoltaico. A nord di Berlino, già un impianto eolico genera energia elettrica che viene poi impiegata per produrre idrogeno, utilizzando un impianto di elettrolisi che scinde le molecole d'acqua. Oggi l'idrogeno prodotto nel centro di Schenkenberg, presso Prenzlau, viene addizionato al biogas generato dagli scarti delle coltivazioni di mais dei dintorni, che alimenta un impianto di cogenerazione. L'energia del cogeneratore viene immessa nella rete quando l'elettricità prodotta dalle turbine eoliche è bassa o nulla a causa della scarsità di vento. Ma a differenza di quest'ultimo, l'impianto di Itaipú si serve, per produrre energia, di risorse idriche. Le quali, a differenza del vento che si utilizza negli impianti eolici e del sole degli impianti fotovoltaici, sono più costanti

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