In Brasile ci sono opportunità di business anche per le pmi

«Internazionalizzazione» è una parola che non manca mai nei convegni e negli incontri dedicati all’impresa, in genere sempre associata a «innovazione». E quando la si usa non ci si riferisce alla zona euro, che è il cortile di casa, ma ai mercati extraeuropei, i cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) dove è importante esserci per due motivi: perché in crescita, rispetto alla vecchia Europa, e perché lì si giocano le partite economiche più importanti da parte degli investitori.

Su questo tema, l’Unione degli industriali della provincia di Varese ha realizzato un vero e proprio progetto che prevede una serie di missioni all’estero con al seguito imprenditori varesini. Dal 13 al 18 ottobre si è svolta la prima con destinazione Brasile a cui hanno partecipato una delegazione di Univa, otto aziende e un tutor d’eccezione, Gabriele Galante, patron della Imf (azienda metalmeccanica di Luino) che ha una delle sue filiali estere proprio nella terra carioca. «Queste missioni - ha detto Giovanni Brugnoli, presidente degli industriali- permettono alle piccole e medie imprese di vedere cosa succede anche nei paesi d’oltreoceano. Pur sapendo che non sarà facile operare in questo paese, nei quaranta incontri che i nostri imprenditori hanno fatto con le imprese brasiliane è venuta fuori la nostra anima sul fare impresa, la nostra grande attenzione alla praticità».

Il Brasile è un mercato enorme e per niente facile, a partire dalle rigide barriere doganali che limitano le importazioni. I dati rivelano che è poco conosciuto dalle aziende di casa nostra, il cui export ha un valore complessivo di appena 177 milioni di euro (14,6%), ben al di sotto sia della media italiana (23,4%) che di quella lombarda (23,6%).

«Internazionalizzare - ha detto Galante - non vuol dire delocalizzare. Tutte le volte che ho fatto investimenti all’estero ho aumentato l’occupazione nella fabbrica di Luino e nel sistema di subfornitura. Noi all’estero possiamo portare le nostre competenze e per farlo bisogna conoscere bene il paese dove si va a produrre. Spesso gli imprenditori si lamentano che non c’è assistenza per le imprese. Non è vero, oggi l’Ice (Istituto per il commercio con l’estero) funziona e la Sace (gruppo assicurativo-finanziario attivo nell’export credit ndr) ti assicura il credito».

Entrando nel particolare delle esportazioni, si scoprono settori che da un anno all'altro hanno avuto un incremento esponenziale di esportazioni verso il Brasile, come nel caso di quello farmaceutico cresciuto del 154%. «Questi dati - ha spiegato Vittorio Gandini, direttore di Univa - rivelano che per il nostro metadistretto ci sono reali possibilità di fare business in quel mercato. Non ci si puo’ però affidare a una logica di mordi e fuggi, bensì a un progetto di medio e lungo periodo che porti le imprese che non si sono ancora affacciate ai mercati esteri, a farlo, approfittando dell’aiuto di quei colleghi che hanno già realizzato progetti industriali in quei paesi».

Univa ha allargato il concetto di filiera aprendolo alla scuola e portando nella missione brasiliana anche Samuele Astuti, docente dell’università Liuc, per realizzare in collaborazione con l'università di San Paolo una nuova summer school (corsi intensivi di alta formazione) per gli studenti dell’ateneo di Castellanza. Sarebbe la terza dopo Shangai e Buenos Aires. 

«Ringrazio i nostri collaboratori - ha concluso Brugnoli - perché ci hanno permesso di fare una missione preparata a 360 gradi. Tra di noi si respirava lo spirito imprenditoriale che ci caratterizza, ci siamo sentiti come una grande famiglia che si è mossa insieme per generare opportunità di business. In primavera ci aspetta la Cina».

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