Brasile, cresce la classe media

COLF E BENI DUREVOLI
La nuova legislazione rende più costosa l'assunzione di collaboratrici domestiche e questo sostiene gli acquisti di elettrodomestici.

L'idea dei corsi di inglese sugli smartphone pareva una stravaganza di un direttore marketing. Invece è stato un grande successo. Tanto che, dopo qualche mese, un operatore telefonico brasiliano lo ha proposto sui cellulari normali. Con tanto di esami, sempre sul piccolo display del telefono, offerti dopo due settimane di corso. Questo è solo un piccolo esempio di un comparto, quello dei consumi, che ha "tenuto" a fronte di un evidente rallentamento della crescita del Pil (+0,9% nel 2012). Ripresina prevista nel 2013 (+2,5%), ma è ancora presto per definire realistiche le stime.

Il Brasile di Lula e poi quello di Dilma Rousseff non sono stati risparmiati dalla crisi internazionale, ma i consumi di un gigante che supera i 194 milioni di abitanti e ha un'estensione 27 volte superiore a quella dell'Italia, sono sempre numericamente significativi.

Anche con una crescita economica rallentata la disoccupazione è rimasta bassa, i salari sono aumentati, e l'accesso al credito è lievitato. Sono questi i fattori sui cui poggia l'incremento dei consumi brasiliani degli ultimi dieci anni. I sociologi brasiliani suddividono i consumatori in 5 fasce, A, B, C, D, E (si veda il grafico a fianco). La più ricca è la "A" , la più povera è la "E". Ebbene, in otto anni, «tra il 2003 e il 2011 - spiega Giorgio Trebeschi, economista di Banca d'Italia che vive a San Paolo - nella fascia "C" sono entrate 40 milioni di persone, sfuggite alle classi inferiori. Senza erosione delle classi più elevate». È come se, all'interno del Paese, si fosse formato un volano che genera nuovi consumi di classe media per 40 milioni di persone. Che equivale a un Paese di dimensioni pari alla Spagna.

La crisi c'è, la corsa del Pil non è più poderosa come quella degli anni passati, ma le dimensioni del mercato interno e soprattutto la mobilità sociale registrata negli ultimi anni offrono aspettative di fiducia.

Automobili, beni durevoli e tlc (telefonia cellulare e tv via cavo) sono i settori dove i consumi si mantengono sostenuti. Per alcune tipologie di consumi la legislazione ha giocato un ruolo non trascurabile: il Governo di Brasilia ha recentemente varato una legge che tutela il personale di servizio e obbliga le famiglie a versare contributi e a rispettare regole e statuti. Ciò ha di fatto scoraggiato l'assunzione di collaboratrici familiari e determinato un aumento delle vendite di elettrodomestici.

Grandi opportunità anche per le imprese italiane. Vi sono setteri merceologici in cui l'Italia mantiene una buona capacità di penetrazione del mercato: prodotti industriali, chimici, macchine utensili, nautica da diporto, mobili.

Sono questi i settori dove la nostra expertise resta elevata, è qui che gli industriali italiani ancorano le loro speranze di riscatto. All'Italia che arranca non resta che studiare una strategia di sbarco nei Paesi latinoamericani o asiatici. Quelli latinoamericani hanno vantaggi linguistici e culturali poco plausibili in oriente.

Il Brasile pareva sfuggire alla grande crisi di questi ultimi anni; non è andata così. Ma con i suoi 40 milioni di consumatori è forse l'esempio più chiaro di Paese in movimento. «I consumi brasiliani - spiega Trebeschi - rappresentano i due terzi del Pil».

Tra i dati che esprimono la forza di quest'economia va ricordato che i nuovi investimenti di Fiat nel Pernambuco, (regione a nord del Brasile) prevedono un indotto di 870 imprese, di cui almeno 30-35 potrebbero essere italiane.
Il settore automobilistico, che pure negli ultimi mesi ha registrato dei rallentamenti, lo scorso agosto ha battuto il record storico di vendite di automobili.
Ne sono state vendute 580.843, cifra che rappresenta un incremento annuo dell'11,52% per il settore. Agosto è il mese che ha segnato il maggior numero di vendite di veicoli dal 1957.

Il Brasile è il Paese latinoamericano con la maggior forza propulsiva, una struttura costituita da grandi gruppi ma anche da Pmi: in Brasile ce ne sono 5 milioni, in Italia poco meno di 4 milioni. La maggior parte degli analisti vede una analogia tra le due strutture produttive. Anche se, a fianco di consumi sempre forti, la caduta degli investimenti pare evidente. Persino quelli previsti per i campionati mondiali di calcio del 2014 e per le Olimpiadi del 2016 sono in ritardo di realizzazione.

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